Bug 48034 – Implement Galeon-style tabs - wip
Ma cosa ci vorrà mai a mettere ’ste tab in Nautilus!?!
Per il momento ci sono volute quattromilacinquecentosette righe di codice aggiunte e millesettecentosettanta righe di codice rimosse.
Ma cosa ci vorrà mai a mettere ’ste tab in Nautilus!?!
Per il momento ci sono volute quattromilacinquecentosette righe di codice aggiunte e millesettecentosettanta righe di codice rimosse.
Ho notato che nella procedura descritta c’è un’imprecisione. In realtà per ottenere l’effetto desiderato bisogna invertire la Fase 1 con la Fase 2. In pratica se si copiano le icone prima di lanciare dpkg-divert i file contenenti il logo di GNOME vengono rinominati con estensione .ubuntu.
*Gian* mi ha fatto notare che il comando per aggiornare la cache delle icone non era quello giusto. Adesso nelle istruzioni è riportato quello corretto.
Nonostante sia passato da Slackware ad Ubuntu, due distribuzioni profondamente diverse, devo dire che il passaggio non è stato poi così traumatico e almeno fino ad ora non mi è ancora venuta quell’irrefrenabile voglia di gettare Ubuntu dalla finestra e tornare sui miei passi. Certo non è una distribuzione perfetta e ci sono alcuni aspetti che proprio cambierei. Uno di questi è quel fottutissimo logo Ubuntu a fianco del menu.
È arrivato il momento di farlo sparire.

Come ci insegna Sun Tzu nella sua grande opera L’Arte della Guerra
Conosci il nemico, conosci te stesso, mai sarà in dubbio il risultato di 100 battaglie.
Conviene quindi come prima cosa studiare il nemico. Questa è la patch che modifica le icone standard del tema predefinito di GNOME:
Da una rapida occhiata si direbbe che non faccia altro che sovrascrivere le piccole, dolci iconcine col piede di GNOME con le icone col logo Ubuntu. Niente modifiche al codice, quindi. Questo semplifica notevolmente il nostro lavoro.
La nostra strategia d’attacco sarà quindi composta da tre distinte fasi.
Scaricare le icone originali dal repository SVN di GNOME. Le icone necessarie sono queste:
16×16/places/start-here.png
22×22/places/start-here.png
24×24/places/start-here.png
32×32/places/start-here.png
scalable/places/start-here.svg
Sovrascrivendo quelle installate dal pacchetto di Ubuntu nella directory /usr/share/icons/gnome/
Fare si che al prossimo aggiornamento non si debba rifare tutto da capo. Per evitare che questo accada possiamo ricorrere al comando dpkg-divert, grazie al quale è possibile fare in modo che ogni qual volta il gestore di pacchetti di Ubuntu tenti di sovrascrivere quei file, non porti a termine l’operazione e salvi le sue icone usando un nome diverso, scelto da noi.
sudo dpkg-divert --divert /usr/share/icons/gnome/16x16/places/start-here.png.ubuntu --rename /usr/share/icons/gnome/16x16/places/start-here.png sudo dpkg-divert --divert /usr/share/icons/gnome/22x22/places/start-here.png.ubuntu --rename /usr/share/icons/gnome/22x22/places/start-here.png sudo dpkg-divert --divert /usr/share/icons/gnome/24x24/places/start-here.png.ubuntu --rename /usr/share/icons/gnome/24x24/places/start-here.png sudo dpkg-divert --divert /usr/share/icons/gnome/32x32/places/start-here.png.ubuntu --rename /usr/share/icons/gnome/32x32/places/start-here.png sudo dpkg-divert --divert /usr/share/icons/gnome/scalable/places/start-here.svg.ubuntu --rename /usr/share/icons/gnome/scalable/places/start-here.svg
Aggiornare la cache delle icone.
sudo gtk-update-icon-cache /usr/share/icons/gnome/
A questo punto, al prossimo riavvio del computer, potremo ammirare il bel piedone di GNOME al posto del logo di Ubuntu nel menu.

Se propio non potete aspettare di spegnere il computer potete sempre killare il processo gnome-panel, ma ve lo sconsiglio. E anche Sun Tzu.
KDE4 ce l’ha. GNOME no. Lo si può vedere in tutti gli screenshot che si trovano in rete. Non vedo il motivo perchè loro si e noi no… Vi pare giusto? Anche perchè poi secondo me è utile. Un colpo d’occhio e via, se no devi star proprio li a guardare bene. Non dico grande come quello di KDE, che forse è un po’ troppo, anche della solita dimensione va bene, però che si stacchi un po’ dal resto.
Non piacerebbe anche a voi avere l’ora che risalti rispetto alla data e, nell’incarnazione più recente dell’applet dell’orologio, alla temperatura?
Per ottenere questa strabiliante miglioria ci sono due metodi.
Volendo ci si potrebbe anche sbizzarrire e usare altri font, colori o attributi, ovviamente mantenendo sempre una certa sobrietà, per non stravolgere l’armonia dell’intero desktop. In figura potete vedere il tenue accostamento di colori del mio orologio, che permette una rapida lettura dell’ora e, al contempo, denota un certo gusto.

Non fate assolutamente nulla e aspettate che la patch proposta nel bug #520068 venga accettata.
Update
Vedo che il post ha riscosso un certo consenso. Oh, sei commenti… Vabbè, due miei. Vabbè, uno negativo. Comunque sono sempre sei commenti.
Aggiungo anche il link con la documentazione riguardo alla sintassi da usare per controllare lo stile:
Text Attribute Markup
Ero partito con l’intenzione di scrivere un commento sul blog di Luca Ferretti, riguardo a Time Machine di Apple, ma poi veniva troppo lungo così ho preferito postarlo qui. Non avendo mai usato OS X per più di 10 minuti, 9 dei quali spesi a cercare il tasto destro del mouse, quello che ho appreso riguardo a questo nuovo approccio al backup l’ho appreso leggendo il capitolo relativo nella bellissima recensione di John Siracusa e il post di Luca e da quel momento sono verde d’invidia.

In fondo cosa manca a Linux per implementare una cosa del genere? Assolutamente nulla. Non occorre molto più di cron, cp, ln e inotify, più un paio di finestre per le opzioni e il ripristino. É vero, Linux non può usare gli hard link sulle directory, ma tutto sommato è un problema relativo. L’unica cosa che non mi convince nell’approccio di Apple è l’eseguire il backup dell’intero disco fisso. Ma a me utente cosa mi frega di aver perso il contenuto di /usr/share/icons quando sto versando lacrime amare per aver perso tutto quello che c’era in $HOME/Video/Pornazzi? E poi non mi è ancora chiaro, se mio fratello, che ha un ipotetico account su un mio ipotetico portatile con la mela luminosa sul coperchio, attacca un disco esterno e avvia il backup, cosa succede ai miei file? Finiscono tutti nel backup? Anche la macchina virtuale da 8GB su cui gira il DOS 3.3? No grazie, i miei file preferisco gestirmeli io. Decido cosa copiare e cosa non copiare, che anche se lo perdo comunque riesco a prendere sonno. Mi piacerebbe sapere come Apple gestisce il backup in presenza di più utenti.
Per quanto mi riguarda per Linux io implementerei il backup della sola $HOME, a livello di singolo utente. Meno file, non occorrono gli hard link sulle directory (un utente non ha migliaia di directory nella home), una home varia meno spesso di /usr/bin a una settimana dal rilascio della versione stabile di Ubuntu e ognuno decide cosa escludere dal backup. Se poi un fulmine mi fa esplodere l’hard disk, pace, reinstallo il sistema operativo e perdo un po’ di tempo a riconfigurarlo. I file importanti, la posta, i miei documenti, ma soprattutto la collezione di pornazzi, sono sani e salvi sul disco di backup.
Su Planet GNOME (e non solo) da qualche tempo di legge sempre più spesso di PackageKit, il progetto portato avanti da Richard Hughes che dovrebbe integrare nell’ambiente GNOME un gestore di pacchetti uniforme per tutte le distribuzioni, semplice, ma al tempo stesso completo e soprattutto ben integrato con il resto del desktop.
Si vedono già i primi screenshot e l’interfaccia sembra proprio pulita, però la barra per la ricerca sopra alla lista dei pacchetti non è che mi faccia impazzire, così ho provato a preparare un mockup di come potrebbe essere se integrasse i controlli per la ricerca usati in Evolution, quelli che sfruttano libsexy. Tra l’altro usando già libnotify per le notifiche all’utente, questo non comporterebbe neppure una nuova dipendenza in quanto libnotify dipende a sua volta da libsexy.

Cliccate l’immagine per ingrandire.
Che dite? Meglio?
Update
A Richard l’idea è piaciuta
. Adesso si tratta solo di trovare qualche volontario per preparare una patch…
Stavo provando GNOME 2.19.qualcosa, per vedere cosa ci riserverá la prossima versione e senza dubbio la cosa che maggiormente salta all’occhio é il nuovo tema Gummy. A parte i colori un po’ freddi, grigio/azzurro-ghiaccio al posto del panna/cappuccino-diluito che io preferivo, mi sembra che ora le toolbar siano un po’ troppo invadenti con quell’effetto gnocca (nel senso di protuberanza). La cosa é ancora piú evidente e fastidiosa nel caso le toolbar siano piú di una.

Leggendo il blog di Cimi (l’autore della modifica in questione) sembra che questa nuova veste grafica sia particolarmente aprezzata, anche se fortunatamente non tutti la pensano allo stesso modo.
Beh, non é certo la prima volta che GNOME viene rilasciato con qualcosa che non mi va a genio dal punto di vista dell’aspetto grafico. Fortunatamente si fa presto a cambiarlo
.